Amministrazione Pubblica Il Confronto Che Nessuno Ti Ha Mai Spiegato

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Se ti sei mai trovato a contemplare una carriera nel vasto e mutevole panorama della pubblica amministrazione italiana, sai bene quanto possa essere scoraggiante districarsi tra le diverse opportunità e i requisiti necessari.

Parliamoci chiaro: non è solo una questione di superare un concorso, ma di capire quale percorso formativo o certificazione possa davvero darti una marcia in più nel contesto attuale.

Dalla mia esperienza diretta, ho notato che la percezione comune tende a sottovalutare la complessità e la diversificazione delle competenze richieste oggi.

Il settore pubblico non è più quello di vent’anni fa; con l’accelerazione della digitalizzazione spinta anche dai fondi del PNRR e la crescente domanda di efficienza e trasparenza, si cercano figure sempre più ibride, capaci di gestire non solo la burocrazia ma anche l’innovazione e il cambiamento.

Ci si chiede: basta un titolo generico o servono qualifiche più specifiche, magari in project management o in gestione dei dati? Spesso, la risposta non è univoca e dipende molto dal ruolo che si aspira a ricoprire.

L’investimento in formazione è cruciale, ma quale scegliere? Per aiutarti a fare chiarezza in questo dedalo di opportunità e sfide, confrontando diverse qualifiche e la loro reale utilità nel mercato del lavoro pubblico, è fondamentale analizzare non solo i curricula ma anche le soft skills più richieste.

Il futuro della PA è nelle mani di professionisti dinamici. Scopriamolo in dettaglio nel testo qui sotto.

Il Nuovo Volto della Pubblica Amministrazione: Competenze Richieste

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Se c’è una cosa che ho imparato lavorando nel settore, è che la pubblica amministrazione italiana non è più quella rigida e monolitica che molti immaginano. Anzi, ti dirò, mi sono trovato spesso a confrontarmi con colleghi e dirigenti che, pur partendo da percorsi tradizionali, hanno dovuto reinventarsi per affrontare le sfide attuali. Il PNRR, in particolare, non è solo una sigla burocratica, ma un vero e proprio motore di cambiamento che sta spingendo verso una digitalizzazione profonda e una gestione più snella ed efficiente. Non si cercano più solo esecutori di procedure, ma figure proattive, capaci di innovare e di leggere i dati per prendere decisioni informate. Ti confesso che all’inizio, vedendo questa trasformazione, ero un po’ scettico sulla velocità con cui sarebbe potuta avvenire, ma la realtà dei fatti mi ha smentito: il cambiamento è qui, ed è veloce.

1. Competenze Digitali: Non Più Un’Opzione, Ma Una Necessità

Nel mio percorso, ho visto con i miei occhi come la padronanza degli strumenti digitali sia diventata imprescindibile. Non parliamo solo di saper usare il pacchetto Office, ma di competenze molto più specifiche. Si va dalla capacità di utilizzare piattaforme collaborative, alla gestione documentale elettronica, fino alla comprensione dei principi della cybersecurity e della protezione dei dati, temi che fino a pochi anni fa erano di nicchia e ora sono al centro di ogni processo. Ricordo ancora quando ho dovuto imparare a usare un nuovo sistema di gestione dei progetti basato su cloud: all’inizio è stata una curva di apprendimento ripida, ma il risultato è stato un miglioramento drastico nell’efficienza del team. Questa è la realtà: chi non si aggiorna rischia di rimanere indietro, e la PA non può permetterselo.

2. Project Management e Gestione del Cambiamento

Un altro aspetto fondamentale, spesso sottovalutato, è la capacità di gestire progetti complessi e di accompagnare il cambiamento. Molti progetti legati al PNRR, ad esempio, richiedono una visione strategica e una gestione per fasi ben definita. Non basta più solo applicare regole, ma bisogna saper pianificare, organizzare risorse, monitorare l’avanzamento e, soprattutto, saper gestire le resistenze al cambiamento che naturalmente si presentano. Ho notato che chi possiede certificazioni in Project Management come PMP o PRINCE2 ha una marcia in più, non tanto per la certificazione in sé, quanto per la mentalità strutturata che acquisiscono. È una questione di approccio metodologico che diventa essenziale in un ambiente in continua evoluzione.

Certificazioni Specifiche: Un Vantaggio Competitivo Reale?

Parliamoci chiaro: la laurea è il punto di partenza, ma nel mondo odierno, se vuoi davvero distinguerti e dimostrare non solo la tua preparazione ma anche la tua reale capacità di applicarla, le certificazioni specifiche possono fare la differenza. Ho visto candidati con titoli accademici eccellenti essere superati da chi, magari con una laurea “meno altisonante”, aveva però certificazioni mirate che dimostravano competenze pratiche immediate e spendibili. Dal mio punto di vista, non si tratta di collezionare attestati, ma di scegliere quelli che ti aprono realmente le porte, quelli che dimostrano che non solo hai studiato, ma hai anche acquisito un set di strumenti immediatamente utilizzabili per risolvere problemi reali all’interno di un ente pubblico. È un investimento di tempo e denaro, sì, ma può ripagare enormemente in termini di opportunità.

1. Le Certificazioni IT più Richieste e Perché Funzionano

Le competenze informatiche sono il pilastro di quasi ogni ruolo moderno nella PA. Certificazioni come quelle in Cloud Computing (AWS, Azure, Google Cloud), Data Analytics (es. SAS, R, Python per analisi dati) o Cybersecurity (CompTIA Security+, Certified Ethical Hacker) sono diventate veri e propri passpartout. Non è raro trovare bandi di concorso che le menzionino esplicitamente come titoli preferenziali o addirittura requisiti. La mia esperienza personale mi dice che, mentre un tempo si cercava solo “uno che sapesse usare il computer”, ora si cercano specialisti capaci di implementare soluzioni innovative e di proteggere infrastrutture critiche. È un cambio di paradigma che richiede un aggiornamento costante e mirato.

2. Certificazioni Linguistiche e Competenze Trasversali

Non sottovalutiamo mai l’importanza delle lingue straniere, in particolare l’inglese, in un’amministrazione sempre più proiettata a livello europeo e internazionale. Certificazioni come il B2 o il C1 di Cambridge o IELTS sono un forte indicatore di professionalità e aprono le porte a progetti e collaborazioni transnazionali. Ma non solo: ho notato un’attenzione crescente verso certificazioni relative a soft skills come il Public Speaking, la Negoziazione o il Problem Solving. Queste non sono ancora formalmente richieste nei concorsi, ma durante i colloqui o le prove pratiche, emergono come elementi distintivi che fanno la differenza tra un buon candidato e un candidato eccellente. Essere in grado di comunicare efficacemente, di mediare e di trovare soluzioni creative è un valore aggiunto inestimabile.

La Formazione Universitaria Oggi: È Ancora Sufficiente?

Questa è una domanda che mi viene posta spesso, soprattutto dai giovani neolaureati che si affacciano al mondo del lavoro pubblico. La mia risposta è: sì, la formazione universitaria è fondamentale, è la base su cui costruire tutto il resto. Ma, ed è un grande “ma”, non è più sufficiente da sola. Le lauree generaliste, come quelle in Giurisprudprudenza o Economia, forniscono un’ottima impalcatura teorica e metodologica, ma il mondo esterno, e in particolare la PA, richiede sempre più specializzazione e competenze pratiche che spesso l’università non riesce ad aggiornare con la stessa velocità del mercato. Anni fa, bastava il “pezzo di carta”, ora serve il “saper fare”. Mi ricordo ancora il mio primo colloquio dopo la laurea: ero preparatissimo sulla teoria, ma quando mi chiesero di descrivere come avrei gestito una determinata situazione pratica, mi sentii un po’ spiazzato. È in quel momento che ho capito l’importanza di andare oltre i libri.

1. Master e Corsi di Specializzazione: Il Valore Aggiunto

Per colmare il divario tra teoria e pratica, i Master universitari e i corsi di alta formazione giocano un ruolo cruciale. Master in Diritto Amministrativo, Gestione Pubblica, Digital Transformation per la PA, o Economia Pubblica, offrono una verticalizzazione delle competenze che è molto apprezzata. Ho visto molti colleghi che, dopo un master specifico, hanno trovato opportunità lavorative e di carriera ben più interessanti. Non si tratta solo di acquisire nozioni, ma di entrare in contatto con docenti che spesso sono professionisti del settore e di svolgere tirocini che offrono un assaggio concreto del lavoro. Personalmente, un master mi ha permesso di approfondire la legislazione sul PNRR in modo da essere pronto ad affrontare i bandi specifici che sarebbero usciti, e questa preparazione si è rivelata preziosissima.

2. L’Importanza della Formazione Continua e dell’Apprendimento Autonomo

Aldilà dei percorsi formali, non possiamo sottovalutare la formazione continua. La PA è un ecosistema che cambia rapidamente: nuove leggi, nuove tecnologie, nuove procedure. L’apprendimento non finisce con la laurea o con il master; inizia lì. Molti enti pubblici offrono corsi interni, ma è fondamentale anche la proattività individuale. Leggere pubblicazioni di settore, seguire webinar, partecipare a conferenze, e persino formarsi autonomamente su piattaforme online (MOOCs) sono tutti tasselli che costruiscono il tuo profilo professionale. Quello che ho notato è che chi dimostra curiosità intellettuale e voglia di aggiornarsi è sempre visto di buon occhio, perché trasmette l’immagine di un professionista dinamico e orientato al futuro, esattamente ciò di cui la PA ha bisogno.

Navigare tra i Concorsi Pubblici: Strategie e Preparazione

Affrontare un concorso pubblico in Italia può sembrare un’impresa titanica, un labirinto di scadenze, requisiti e prove selettive. Dal mio punto di vista, e te lo dico per esperienza diretta e indiretta, la chiave non è solo la conoscenza, ma anche la strategia. Molti si concentrano unicamente sullo studio mnemonico, trascurando aspetti cruciali che possono fare la differenza tra il successo e l’ennesima delusione. Ricordo le notti passate a studiare, ma anche i giorni a cercare di capire le dinamiche delle prove, a leggere i bandi con attenzione maniacale per cogliere ogni sfumatura. Non è solo questione di “saper studiare”, ma di “saper studiare per un concorso”. E ti assicuro che è una skill a sé stante.

1. Analisi del Bando: Il Primo Passo Indispensabile

Prima ancora di aprire un libro, il primo, vero passo, è l’analisi approfondita del bando di concorso. Non leggerlo frettolosamente. Ogni parola conta: i requisiti specifici, le materie d’esame, la struttura delle prove (preselettiva, scritta, orale), i titoli valutabili. Molte volte, si commette l’errore di dare per scontato il contenuto e si scoprono all’ultimo minuto delle clausole o dei requisiti che avrebbero potuto cambiare la nostra preparazione. A me è capitato di sprecare tempo prezioso su materie marginali, perché non avevo interpretato correttamente il peso specifico di ciascuna prova. Il bando è la tua bussola: ti dice esattamente dove devi andare e con quali mezzi. Prenditi il tempo necessario per decifrarlo, annotare i punti chiave e confrontarti, se possibile, con chi ha già superato concorsi simili.

2. Preparazione Mirata e Simulazioni Pratiche

Una volta compreso il bando, la preparazione deve essere chirurgica. Non ha senso studiare tutto lo scibile, ma focalizzarsi sulle materie e sugli argomenti che verranno effettivamente richiesti. Utilizza testi specifici per concorsi pubblici, che spesso sono aggiornati e strutturati per le prove preselettive e scritte. Ma soprattutto, non sottovalutare l’importanza delle simulazioni. Fare test a crocette sotto pressione, scrivere elaborati a tempo, simulare colloqui orali: queste attività non solo ti aiutano a familiarizzare con il formato delle prove, ma ti permettono anche di gestire l’ansia e il tempo. Ho sempre trovato utile cronometrare le mie risposte e confrontarmi con i tempi richiesti dalle prove. Inoltre, la pratica costante ti permette di identificare i tuoi punti deboli e di concentrare gli sforzi dove sono più necessari. Non c’è nulla come la pratica per sentire il terreno sotto i piedi.

Tipo di Qualifica Applicabilità nella PA Vantaggi Chiave Considerazioni
Laurea Magistrale/Specialistica Ruoli generici (amministrativi, contabili, legali) e di coordinamento. Base teorica solida, prerequisito per molti concorsi di fascia alta. Spesso necessita di integrazione con competenze pratiche o certificazioni.
Master di II Livello Ruoli specialistici (es. Project Management, Diritto Amministrativo, Digital Transformation). Approfondimento verticale, networking, tirocini. Investimento significativo di tempo e denaro, ma con alto ritorno.
Certificazioni IT Specifiche (es. Cloud, Data Analysis) Ruoli tecnici, gestione sistemi, sviluppo software, analisi dati. Competenza pratica riconosciuta, forte richiesta nel settore IT della PA. Aggiornamento costante necessario data la rapida evoluzione tecnologica.
Certificazioni Project Management (es. PMP, PRINCE2) Gestione progetti complessi, bandi PNRR, coordinamento team. Metodologia strutturata, efficienza nella gestione delle risorse. Molto valorizzate in ruoli di responsabilità e di coordinamento.
Certificazioni Linguistiche (es. B2, C1) Relazioni internazionali, uffici europei, progetti transnazionali. Apre opportunità in contesti internazionali, migliora la comunicazione. Sempre più un requisito implicito per ruoli di alto profilo.

Soft Skills e Crescita Professionale: Il Fattore Umano

Nel mio percorso professionale, ho avuto modo di osservare un cambiamento significativo: se un tempo l’accento era quasi esclusivamente sulle competenze tecniche e sulle conoscenze specifiche, oggi c’è una crescente consapevolezza dell’importanza delle soft skills. E ti dirò, da persona che ha visto molteplici percorsi di carriera, sono proprio queste le competenze che spesso fanno la differenza, non solo nell’ottenere un incarico, ma anche nel progredire e nel sentirsi realizzati nel proprio ruolo. Non basta essere un esperto di normative o un genio dei numeri se non sai comunicare efficacemente, lavorare in squadra o gestire i conflitti. L’amministrazione pubblica è fatta di persone, e le interazioni umane sono al centro di ogni processo. Io stesso ho dovuto lavorarci sopra, perché non è sempre immediato capire quanto certe capacità siano cruciali.

1. Comunicazione Efficace e Lavoro di Squadra

Sembra banale, ma la capacità di comunicare in modo chiaro ed efficace, sia verbalmente che per iscritto, è fondamentale. Quante volte ho visto progetti rallentare o bloccarsi per incomprensioni dovute a una comunicazione poco chiara! Essere in grado di esprimere idee complesse in modo semplice, di ascoltare attivamente e di dare feedback costruttivi è un’arte. E poi c’è il lavoro di squadra: la PA è un sistema complesso dove le decisioni e le azioni sono spesso il risultato di un lavoro collettivo. Saper collaborare, delegare, supportare i colleghi e risolvere i dissidi interni è cruciale. Ricordo una situazione in cui un progetto importante rischiava di fallire a causa di attriti tra due dipartimenti; solo un forte lavoro di squadra, facilitato da un collega con eccellenti doti comunicative, ha permesso di superare l’impasse e portare a termine il compito con successo. È la dimostrazione che il capitale umano è inestimabile.

2. Adattabilità, Problem Solving e Pensiero Critico

Il mondo cambia a velocità impressionante, e la pubblica amministrazione non fa eccezione. Essere adattabili, cioè capaci di gestire il cambiamento e di operare efficacemente anche in situazioni di incertezza o sotto pressione, è una soft skill che vale oro. A questo si aggiunge la capacità di problem solving: non basta identificare un problema, bisogna saper analizzare le cause, proporre soluzioni creative e implementarle. E infine, il pensiero critico: la capacità di analizzare le informazioni in modo obiettivo, di mettere in discussione lo status quo e di prendere decisioni informate. Non si tratta di essere per forza “rivoluzionari”, ma di saper guardare oltre la superficie. Mi sono reso conto che chi possiede queste qualità non solo è più apprezzato, ma vive anche l’esperienza lavorativa con maggiore soddisfazione, trasformando le sfide in opportunità di crescita. È una questione di mentalità, che si coltiva giorno dopo giorno.

Investire nel Futuro: Piattaforme e Risorse Utili

Dopo aver analizzato l’importanza delle competenze e delle certificazioni, la domanda successiva sorge spontanea: dove posso trovare le risorse giuste per formarmi e tenermi aggiornato? È un paesaggio vasto, e mi è capitato spesso di perdermi tra le mille offerte online e offline. Per esperienza personale, posso dirti che la chiave è la selezione mirata e l’affidabilità della fonte. Non tutto ciò che luccica è oro, e in un campo delicato come la formazione per la pubblica amministrazione, scegliere bene può fare una differenza abissale nel tuo percorso professionale. Ti consiglio di prediligere piattaforme riconosciute e con feedback positivi, e di non avere fretta nella scelta.

1. Piattaforme di Formazione Online e MOOCs

Nell’era digitale, le piattaforme di formazione online rappresentano una risorsa inestimabile. Coursera, edX, o FutureLearn offrono MOOCs (Massive Open Online Courses) di università prestigiose e istituzioni rinomate, spesso con percorsi specifici sulla gestione pubblica, l’innovazione digitale o il project management. Alcuni corsi rilasciano certificati a pagamento, che possono essere utili per arricchire il tuo CV. L’ho sperimentato personalmente: ho seguito un corso sulle politiche europee che mi ha aperto gli occhi su molte opportunità di finanziamento e progetti collaborativi. La flessibilità di questi corsi, che puoi seguire secondo i tuoi ritmi, li rende perfetti per chi lavora o ha impegni familiari. È una democratizzazione della conoscenza che va sfruttata appieno.

2. Associazioni di Categoria e Reti Professionali

Non sottovalutare mai il potere del networking. Partecipare ad associazioni di categoria, come quelle che raggruppano professionisti della pubblica amministrazione o del diritto amministrativo, può aprirti a un mondo di opportunità. Non solo potrai accedere a eventi, workshop e convegni specifici, ma avrai anche l’opportunità di confrontarti con colleghi esperti, scambiare idee e costruire relazioni professionali preziose. Molte volte, le migliori opportunità nascono proprio da queste connessioni informali. Mi è capitato di ricevere consigli cruciali da colleghi più esperti durante un incontro associativo, consigli che non avrei mai trovato su nessun libro. È un investimento nel tuo capitale relazionale che, nel lungo periodo, può dare frutti inaspettati, sia in termini di carriera che di crescita personale.

In Conclusione

Come abbiamo visto insieme, il panorama della pubblica amministrazione italiana è in rapida evoluzione, richiedendo un mix sempre più sofisticato di competenze tecniche, certificazioni mirate e, soprattutto, un solido bagaglio di soft skills. Non si tratta più solo di superare un concorso, ma di intraprendere un percorso di crescita e adattamento continuo. Spero che questa guida, frutto delle mie osservazioni e della mia esperienza diretta, ti possa essere di reale aiuto per orientarti e per investire nel tuo futuro professionale. Ricorda: la curiosità, la proattività e la voglia di migliorarsi sono il vero passaporto per il successo in questo settore così dinamico e cruciale per il nostro Paese.

Informazioni Utili da Sapere

1. Monitora Costantemente i Bandi: I concorsi pubblici sono in continuo aggiornamento. Iscriviti a newsletter specializzate e controlla regolarmente i siti istituzionali (es. Gazzetta Ufficiale, Portale InPA) per non perdere le opportunità.

2. Investi nella Formazione Trasversale: Oltre alle competenze specifiche, dedica tempo allo sviluppo di soft skills come la comunicazione, il problem-solving e la leadership. Saranno un differenziante chiave.

3. Crea una Rete Professionale: Partecipa a eventi, seminari e associazioni. Il networking non è solo per il settore privato; conoscere colleghi e professionisti può aprirti a nuove prospettive e opportunità.

4. Certificazioni Specifiche Hanno un Grande Peso: Sebbene la laurea sia la base, certificazioni in IT (es. cloud, cybersecurity) o Project Management (PMP, PRINCE2) possono accelerare la tua carriera e renderti un candidato molto più appetibile.

5. Prepara la Prova Orale e Psicoattitudinale: Non focalizzarti solo sulla prova scritta. Le prove orali e i test psicoattitudinali stanno assumendo un’importanza crescente e richiedono una preparazione specifica per essere affrontati al meglio.

Punti Chiave da Ricordare

La pubblica amministrazione italiana è in piena trasformazione, spinta da innovazione digitale e PNRR. Per eccellere, è fondamentale integrare la formazione universitaria con competenze digitali avanzate e certificazioni mirate. La capacità di gestire progetti, il pensiero critico e le soft skills come la comunicazione e l’adattabilità sono ormai indispensabili. L’apprendimento continuo e una preparazione strategica per i concorsi sono la chiave per navigare con successo in questo settore dinamico e ricco di opportunità.

Domande Frequenti (FAQ) 📖

D: Con la spinta alla digitalizzazione e i fondi del PNRR, quali sono le competenze e le qualifiche specifiche che la Pubblica Amministrazione italiana ricerca oggi, andando oltre il classico titolo di studio?

R: Ah, bella domanda! Guarda, dalla mia esperienza sul campo e da quanto ho osservato negli ultimi anni, non basta più la “solita” laurea in Giurisprudenza o Economia, per intenderci.
Certo, sono basi solide, ma quello che sta facendo la differenza adesso sono le competenze “ibride”, quelle che ti permettono di navigare sia la burocrazia sia il mondo digitale.
Penso al project management, ad esempio, con certificazioni come PRINCE2 o PMP; sono oro per gestire i progetti complessi legati al PNRR. Poi c’è tutto il mondo dell’analisi dei dati, della cybersecurity e della transizione digitale: figure che sanno leggere i numeri, proteggere le informazioni sensibili e guidare l’innovazione tecnologica.
Ho visto uffici trasformarsi radicalmente, e chi aveva queste skill era sempre un passo avanti. Sento spesso dire che i nuovi concorsi cercano proprio questa mentalità aperta all’innovazione.

D: Di fronte a così tante opzioni, quale tipo di formazione o certificazione consigli di intraprendere per chi vuole davvero fare la differenza e avere una marcia in più nel settore pubblico?

R: Questa è la domanda da un milione di euro! Allora, partiamo dal presupposto che l’investimento in formazione è vitale. Non si tratta solo di ottenere un pezzo di carta, ma di acquisire strumenti pratici.
Se mi chiedi cosa ti dà una marcia in più, ti dico senza esitazioni di puntare su certificazioni riconosciute a livello internazionale che attestino competenze specifiche.
Oltre al già citato project management, pensa alla gestione dei servizi IT (tipo ITIL), alla gestione della privacy (GDPR), o corsi avanzati sull’utilizzo di software gestionali specifici per la PA.
Personalmente, ho visto candidati con una certificazione di questo tipo passare avanti a parità di titolo accademico. Dimostra proattività e un orientamento al risultato concreto, non solo alla teoria.
E poi, non sottovalutare i master universitari di secondo livello specializzati in “Amministrazione Digitale” o “Innovazione nella PA”: sono spesso pensati proprio per le esigenze attuali e ti mettono in contatto con un network prezioso.

D: Oltre alle competenze tecniche, il testo sottolinea l’importanza delle soft skills. Quali sono quelle irrinunciabili per un professionista che ambisce a un ruolo dinamico nella Pubblica Amministrazione di oggi?

R: Eccoci al cuore della questione, le soft skills! Te lo dico per esperienza diretta: puoi avere tutte le certificazioni del mondo, ma se ti mancano queste, fai fatica.
La prima, a mio avviso, è l’adattabilità: la PA cambia velocemente, e chi non sa reinventarsi resta indietro. Poi, la capacità di problem solving: si affrontano sfide quotidiane, dal cittadino insoddisfatto al bug di sistema, e serve lucidità per trovare soluzioni.
La comunicazione efficace è fondamentale, non solo tra colleghi ma soprattutto nel rapporto con i cittadini: saper spiegare procedure complesse in modo semplice è un superpotere!
E non dimentichiamo il lavoro di squadra e la leadership (anche senza un ruolo direttivo): saper collaborare e prendere l’iniziativa, soprattutto sui progetti complessi che coinvolgono più enti e ministeri.
Ho visto persone con un talento incredibile nella gestione dei dati, ma che si perdevano in un bicchier d’acqua quando dovevano interagire con un team o gestire un piccolo conflitto.
Sono le skill che ti rendono davvero un professionista dinamico e, oserei dire, più umano.